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L'Azienda 

Un percorso partito da lontano

Nei primi anni del secolo le cose andavano ben diversamente da oggi, nei settori gestiti dall'AASS. Per l'approvvigionamento idrico si cominciava a valutare in quel periodo i progetti per la dotazione di un acquedotto pubblico, mentre sul fronte dell'energia elettrica le cose andavano ancora più a rilento.

L'illuminazione pubblica funzionava ancora ad acetilene ed esisteva solo nei castelli di Città e a Borgo Maggiore; nel 1904 erano disseminati lungo le strade principali di questi due centri appena 32 punti di illuminazione. In Città c'erano 18 fanali, mentre a Borgo Maggiore ne erano stati collocati 14; tutti venivano fatti funzionare da persone incaricate attraverso una gara d'appalto e il costo complessivo di gestione era di 2.736,77 lire all'anno.

Negli altri castelli, invece, regna ancora l'oscurità. Per muoversi attraverso il territorio non c'erano né mezzi pubblici né tantomeno, mezzi privati, escluso ovviamente cavalli o muli.

Un collegamento con la vicina Rimini era assicurato dalla diligenza, trainata da cavalli, e quando una sbuffante automobile si arrampicava lungo le tortuose strade del monte Titano, si registra un gran via vai di curiosi che accorrono per poterle ammirare. La gestione dei rifiuti non è ancora un problema. Quella sammarinese è ancora una società rurale, segnata dai ritmi e le abitudini tipiche di una tale società: buona parte del rifiuto veniva, infatti, riciclato attraverso un accurato sistema di riutilizzo degli scarti.

In quei primi anni del '900, i tecnici sammarinesi stanno discutendo in merito ai metodi da adottare per assicurare l'acqua all'intera collettività. Si pensa di utilizzare la principale sorgente del Titano, quella di Canepa, ma ancora non si sa come sollevare l'acqua e come trasportarla. Prevedendo di realizzare presto il primo acquedotto della storia sammarinese, il Consiglio Grande e Generale stanzia una prima somma pari a 2.500 Lire.

Intanto l'ing. Domenico Fiorelli, dipendente della pubblica amministrazione, lavora quasi in silenzio ad un progetto che potrà assicurare l'acqua a coloro che vivono in un castello periferico: Montegiardino. Sarà inaugurato proprio qui il primo impianto pubblico per la fornitura idrica: è il 4 dicembre 1910. Il costo finale dell'opera pubblica ammonta a 12.450 lire, finanziate in parte dallo Stato ed in parte dai cittadini di Montegiardino, e rappresenta sicuramente un grande passo verso il progresso. Gli altri Castelli della Repubblica dovranno attendere cinque anni prima di festeggiare un'opera analoga. Il 25 marzo 1915 San Marino celebra contestualmente l'anniversario dell'Arengo e la grande Festa della Luce e dell'Acqua. Una grande conquista che per decenni risolve i problemi idrici del Paese nonostante la crescita della popolazione e delle attività di ogni genere.

Gli impianti idrici del Titano resistono anche alla repentina richiesta di fornitura causata dalla presenza di 100.000 persone, che durante la seconda guerra mondiale trovano rifugio sul territorio neutrale della Repubblica. Una folla che inevitabilmente accresce i consumi di acqua e fa impennare le esigenze di igiene e pulizia.

Nel 1958 una cerimonia solenne poserà invece la prima pietra del nuovo acquedotto sammarinese. I più, in realtà, lo definiscono l'acquedotto degli americani, per via del finanziamento che gli Stati Uniti d'America hanno garantito sovvenzionando i lavori della centrale di Galavotto. Per il nuovo acquedotto vengono posati 19.588 metri di tubazioni principali, costruiti 11 serbatoi e due centrali di smistamento. La spesa complessiva sostenuta è di 608.801.814 lire. L'inaugurazione del nuovo impianto avviene il 31 maggio del 1962. È un'opera che segna un passo fondamentale nello sviluppo e nella crescita civile della Repubblica. Subito si è pensato che quell'impianto, così all'avanguardia, fosse in grado di risolvere definitivamente i problemi di approvvigionamento idrico della Repubblica, ma così non è stato. La fonte di Canepa non garantiva acqua a sufficienza e si sono dovute cercare altre fonti. Nel periodo a cavallo tra il 1967 e il 1968 la carenza di acqua è stata notevole e dopo lunghe riflessioni si è deciso di realizzare l'invaso sul fiume Marecchia, tuttora attivo.

Dal Marecchia l'acqua viene trasferita a Galavotto, alla centrale di sollevamento e di depurazione, e quindi agli utenti. Negli anni seguenti l'impianto di sollevamento e di depurazione di Galavotto viene completamente rinnovato. Il primo intervento è la realizzazione dell'Acceleratore, una vasca di decantazione per una capacità di trattamento di 250 litri al secondo; siamo nel 1985 e l'impianto è in grado di soddisfare le esigenze di una popolazione in crescita secondo proiezioni che arrivano al 2010. Il secondo intervento, realizzato nel 1988, è la costruzione di filtri a silice e carbone attivo. Viene in quel periodo realizzata anche una nuova ala di centrale, nella quale trovano spazio una sala macchine, una sala controllo filtri e un laboratorio chimico per il controllo dell'intero processo. Nel frattempo vengono scoperte tre vene d'acqua in un podere situato in località "Antaneta", in territorio italiano, nel comune di San Leo, di proprietà della signora Tosi in Lazzi. L'AASS propone e ottiene dall'esecutivo l'acquisto del podere, che si trova proprio sul greto del fiume Marecchia. Dopo una lunga trattativa viene firmato, nel 1989, il compromesso di acquisto del podere, destinato a diventare un invaso di fondamentale importanza per l'approvvigionamento idrico sammarinese. I consumi giornalieri, che negli anni '60 erano pari a 1.500 mc/giorno, vale a dire 20 lt/secondo, oggi si aggirano attorno ad un consumo medio di 9.000 mc/giorno pari a 105 lt/secondo. Oltre alle Centrali primarie di sollevamento, l'odierno acquedotto conta 35 vasche di accumulo dislocate sul territorio, 300 km di tubazioni, 40 gruppi di pompaggio in territorio e fuori, apparecchiature sofisticate (quadri elettrici, impianto di telecontrollo, impianto di protezione catodica, apparati idraulici ecc.).

Nel 1990 la rete di condutture è stata ulteriormente ampliata con i necessari prolungamenti per garantire l'allacciamento alla diga di Ridracoli.


Data 13/09/2018Torna indietro

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